
Porca vaccona.
Come direbbe il capitano mio capitano “Porca di quella vaccona”.
Sono uno sfigato. Al maschile.
Due volte nelle mia carriera aziendale ho lasciato la macchina in divieto di sosta: 2 multe. Vuol dire il 100%.
La prima è stata il secondo giorno di lavoro, ero ancora una stagista di belle speranze, e sono stata battezzata così. Dovevo capire che era un segno di malaugurio.
Stavolta però ho la coscienza pulita: ho cercato invano un parcheggio legale con impegno e dedizione, che poi per uscire da quell’intrico di vetture posteggiate in 4’ fila devi cimentarti in manovre millimetriche, inizi la giornata già nevrotica e con l’ascella pezzata…
Uno lavora un giorno per pagarsi la multa per essere andato a lavorare. Mi sfugge il senso di tutto ciò.
E sono sicura che è stata una donna. Una vigilessa frustrata di mezza età, ne sono certa, se la coglievo in flagrante le facevo ingoiare il blocchetto completo di bic.
E scusate l’incitazione alla violenza.
Detto ciò stavolta non mi voglio soffermare sulle mie disavventure, ma mi limiterò a narrare le gesta di un’altra protagonista del mio ufficio, in qualità di testimone oculare/confidente. Non ti preoccupare, con me le tue figure di merda sono al sicuro! Le metto solo in rete dove sono potenzialmente leggibili da tutto il mondo alfabetizzato.
La suddetta è già una sfigata solo per il fatto di essere finita qui nonostante sia originaria della ridente marca. Dico, io ci sono nata, pazienza, ma tu te la sei proprio cercata…poi ti lamenti se il capo ti suggerisce di mettere le catene da scarpa per venire a lavorare…stella mia, qui così funziona! Ho pure visto una vecchietta con le catene da scarpa, che andava a fare la spesa in piazza…che tenerezza!
Senza le catene da scarpa sei completamente OUT. O comunque rischi certe evoluzioni sul ghiaccio che neanche Carolina a Vancouver.
Poi ha trovato alloggio presso l’appartamento di una dolcissima vecchina…che le entra in casa a tradimento rubandole i biscotti.
Storico è stato il rinvenimento di materia organica non meglio definita nel portaombrelli fuori dalla porta…le ipotesi sulla sua natura e su come sia arrivata fin lì si sono sprecate…sarà un gatto? Impossibile, la porta è sempre chiusa…ci piace immaginare che giunta davanti alla porta, la padrona di casa non riuscisse proprio più a trattenersi…una scena epica…
Ma le ultime due puntate della saga sono davvero le migliori…l’altro giorno noto un’ improvvisa agitazione provenire dalla sua scrivania, e lei che mi dice “Ho sciolto il telefonoo”.
Io temo un altro guasto del suo super I-Phone (dopo l’ultima caduta libera fatta passare per difetto di fabbrica )
Invece mi avvicino e trovo un telefono appena uscito da un quadro di Dalì…avete presente gli orologi liquidi? Informi e inquietanti? Ecco, il fisso aziendale era ridotto così da un’ apparentemente innocua stufetta elettrica.
Esanime, curvilineo, con lo schermo ko e la schedina verde (che tecnicamente si chiama schedina verde) che sbucava impertinente da un lato. Kaputt. E grasse risate.
Seguite da miserrimi tentativi di insabbiamento dell’accaduto, perché “Insabbiare” è la parola d’ordine di qualsiasi impiegato che si rispetti, è la prima cosa che si impara quando si viene iniziati al mondo del lavoro.
L’oggetto del misfatto è stato occultato in un armadio ed è stato prontamente sostituito con un altro uguale rubato qualche scrivania più in là. È stato riesumato solo per le fotografie di rito, ma l’opera di insabbiamento non ha avuto successo perché l’ilarità generale e la folla di curiosi (che si raduna sempre puntuale attorno a una tragedia) ha attirato l’attenzione del big capo. Che era l’unico che non rideva affatto, ed è tornato cupo, ma cuuuuuuupo ed in religioso silenzio nel suo ufficio…
Non contenta di aver fatto incupire il boss, lo sketch seguente si svolge appena un paio di giorni dopo:
Protagonista X e goliardico collega si incontrano in bagno (luogo di arricchimento sociale per eccellenza).
Lei a lui: “Sei sempre così sorridente, ma non ti fa mai incazzare nessuno?”
Lui a lei: “Si, ma sono un tipo allegro…oppure sarà merito della fantastica canna che mi sono appena fumato in bagno!”
Inizia il più classico degli scambi di - mah, non si offre??- -la prossima volta ti chiamo!- -sì sì, la prossima volta chiamami!-
Si apre la porta di uno dei bagni (rigorosamente open space).
Cala il silenzio.
Esce il capo.
“Ciao” Imbarazzato
“Ciao” Incupito (eh lo so, sono monotona, ma è la parola che meglio definisce quella particolare espressione con broncio, ruga sulla fronte, capo chino e sguardo severo)
Addio immagine di brava ragazza. Reputazione pazientemente costruita giorno dopo giorno che si sgretola così, in un istante.
Per fortuna che ci sei tu che mi allieti le giornate con queste figure di merda. Love u!
Comunque vorrei fare un discorsetto al genio che ha progettato quei bagni…antibagno unico con i lavandini, e 4 porte ALTERNATE uomini-donne, aperte sopra e sotto per garantire che non esista un briciolo di privacy. E non è carino.
A me sinceramente da un certo fastidio che lo sconosciuto che incrocio sempre in corridoio stia ad origliare durata, pressione e quantità della mia pipì. Permettetemelo, è sempre stata una mia fissazione.
E non è semplice dalla tipica posizione sospesa, con i quadricipiti femorali in tensione, cercare la giusta traiettoria per non colpire direttamente il centro della tazza ma prendere di striscio la parete in modo da non ottenere l’effetto sonoro cascata-delle-Marmore, ma un fruscio più dicreto.
Un giorno ho avuto la sfiga di entrare nello stesso medesimo istante del mio super capo. (Non quello cupo, quello più capo del capo cupo)
Dato che non avevo ormai modo di deviare verso un’altra direzione, o fingere di dovermi lavare i denti visto che stavo giusto andando a pranzo, siamo entrati simultaneamente, fianco a fianco.
Col sorriso di circostanza, una tristezza.
Solo una mezza parete di materiale altamente-NON-insonorizzato ci separava.
Ora dimmi io come posso calare la bragozza per fare la wippi, quando mi immagino questo che origlia 5 cm più in là, e poi magari uscire fischiettando con nonchalance e con lo stesso sorriso di circostanza di quando sono entrata…non s’ha da fare…
Quindi sono rimasta in attesa di sentire la sua di wippi, finalmente lo sciacquone e la porta che si chiudeva…
…niente…
…niente…
Insomma, secondo me eravamo entrambi appoggiati al muro con l’orecchio teso.
Morale della favola: sciacquone fittizio e fuga verso la mensa portandomi a zonzo la mia bella vescica piena zeppa e, beffa delle beffe con le mie colleghe che mi insultavano per averci messo un’eternità.
Un’idea da giovane imprenditrice: silenziatore per patonza.
Sarà un successo.
Nb: si ringrazia la trevigiana per essere fonte inesauribile di ispirazione, di cazzate, di titoli, e di tutto ciò che nella vita lavorativa sembra inutile, ma invece ti fa sopravvivere in questa jungla quotidiana!
CONOSCO UN TIPO CHE SAREBBE DISPOSTO AD AIUTARTI PER COSTRUIRE LA TUA ULTIMA IDEA, BENSì IL SILENZIATORE PER PATONZA, PROPPORREI ANCHE IL SILENZIATORE PER CHIAPPE MASCHILI, SE HAI UNA MEZZA IDEA DI COME POSSA ESSERE FATTO!
RispondiEliminaahahahahaha prego!! felice di allietarti la giornata :)
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