giovedì 8 aprile 2010

Finally back to you



Mi viene da scrivere quando sono mediamente irritata.

Questo post l’ho iniziato la settimana scorsa, quando sono riuscita ad arrivare in ritardo pur iniziando alle 11.00.

Ma bisogna ammettere che quando tutte le circostanze ti sono sfavorevoli, quando una forza superiore rema contro di te, è inutile opporre resistenza. Infatti io l’ho presa con filosofia, a metà strada ho capito che non sarei mai arrivata in tempo, ho rallentato e alzato il volume mentre stonavo Minuetto facendo rivoltare Mia Martini nella tomba, ciondolando teatralmente la testa per sottolineare le strofe con più pathos.

Apro una parentesi per anticipare i vostri commenti polemici: ammetto che quando devo uscire di casa e sono in anticipo, immancabilmente mi rilasso, trovo qualcosa da fare, qualsiasi cosa, finché l’anticipo non si trasforma in ritardo.
Può essere il ritocco delle sopracciglia, una spremuta, la ricerca di una scartoffia in una montagna di scartoffie, il finale di un telefilm del menga che data la suspance creatasi non posso perdermi per niente al mondo.

Comunque stavolta non ero partita malissimo come orario. Di seguito il mio calvario mattutino:
Nell’ordine: scaltra come una faina, evito Via Vittorio Veneto e prendo la scorciatoia. Nella scorciatoia mi trovo davanti una camion rimorchio. Il camion rimorchio trova nella scorciatoia i primi lavori in corso, stringe la curva e si incastra. Operai imbizzarriti e pure la sottoscritta. Quando il camion rimorchio riesce a disincastrarsi dal cantiere, si dirige bello bello ad Agordo. Mussoi: lavori in corso, stop. Mas: lavori in corso, stop. Agordo, mercato settimanale in piazza, stop. Il camionista preso da un impeto di altruismo fa attraversare la strada a tutti i nonni e nonni-bis della valle agordina.


Cmq, sfogo a parte, il mio lungo silenzio non è giustificabile da mancanza di argomenti.
Avrei voluto parlare di Lapo Elkann che dalla sua seggiola ruba il pallone a Calderon decretando la vittoria dei Lakers sui Toronto Raptors. Scene che contribuiscono a nobilitare l’immagine degli italiani nel mondo. Mentre già parlano della “Mano de Dios” dei Lakers, lui si scusa dicendo che non se ne intende molto di Basket. Anche io non me ne intendo molto di musica, ma se vado ad un concerto degli U2 magari evito di staccare l’interruttore generale per attaccare il mio carica cellulare no Lapino?? Ce le andiamo a cercare santo cielo. Cmq avanti anche chi l’ha piazzato a un tiro di schioppo dal campo, dove poteva fare danni…la prossima volta magari facciamo una tribuna VIP in aaaalto giusto per evitare questi inconvenienti imbarazzanti??

Poi avrei voluto parlare della mia compagna di sventure lavorative, che gira all’ufficio la mail di Grillo sulla campagna per il boicottaggio di Esso e Shell e si vede arrivare come risposta “I miei genitori hanno un distributore della Esso”.

Non ha prezzo.

E avrei voluto parlare di Maradona che si fa mordere il labbro dal suo cane. E chi lo può biasimare, il cane intendo. Se vi si avvicinasse Maradona non reagireste così anche voi? E poi che stava a fa’, un limone duro con un rottweiler? Non c’è più limite ai viziosi, noi donne ordinarie non abbiamo nulla di nuovo da offrire a una generazione di uomini che cercano il brivido della trasgressione con altri fringuelli, donne dotate di accessorio, giovini di belle speranza che offrono i loro servigi a pagamento, poveri canidi indifesi (quasi).

A darmi ragione, ora in Spagna hanno fatto pure la Barbie Trans. A me Ken, con quella sua faccia da bravo ragazzo non me l’aveva mai raccontata giusta. Non per niente Barbie si sfonda sempre di shopping e si diletta in mille attività pur di non pensare alla sua deludente vita sessuale. Solidarietà femminile alla prorompente biondona, che secondo me per Ken ha le zinne che mettono soggezione e un visino troppo angelico.
Come direbbero in Spagna appunto, Todos cojeamos del mismo pie, tutto il mondo è paese.

E avrei voluto parlare del fatto che siccome i miei propositi di diventare big jim si sono sciolti al sole dei nuovi turni, e la palestra è ormai un miraggio lontano, ho deciso di mettermi a dieta.

La mia dieta consiste nel mangiare TUTTO quello che voglio entro le 10 di mattina, e poi limitarmi per il resto della giornata. Ovvero: sono consentite colazioni a base di lasagne al forno e patate fritte, ma non un cioccolatino dopo le 10. Mi sembra onesto ed equilibrato. Vi farò sapere il risultato finale. Quello che non è chiaro è DA quando fino alle 10 di mattina sia consentito lo strafogo. Perché se si considerano i rientri dalle serate di bagordi alle 5 come MATTINA, allora il fallimento è matematico.


Ultimo argomento del post, il piatto forte.

Degni di nota i miei pittoreschi esami clinici per controllare i difetti di fabbrica.

Non entro in dettaglio perché in fondo in fondo in fondo un briciolo di dignità ci terrei a mantenerlo.
Giusto una fregola, un ninìn… però la vita è fatta anche di questi argomenti tabù, aimè...

Episodio n1) Esame MOLTO imbarazzante a Verona. Vai e vieni di giovani infermiere per il reparto, io tranquillizzata dalla schiacciante superiorità numerica femminile.

Compare il classico infermiere neolaureato, moro, sui 25, carino, cartellina in mano e sorriso cortese.

Chi chiama a gran voce? La sottoscritta.

Olè.

Mia mamma che mi dice all’orecchio con fare cospiratorio: “è anche un bel ragazzo!” .

Appunto, per Dio, è un bel ragazzo.

Sarebbe un’ottima notizia se ci dovessi andare a prendere il caffè, ma dato che invece mi vedrà curve che nessuno mai prima, 9 metri di tubo budelloso ritorto mentre cerco di coprire le mie vergogne con un telo bianco in vita e i calzini a righe indosso, non è che esattamente faccia i salti di gioia.

Mi piacerebbe che con un bel ragazzo si facessero le cose per gradi, come si deve, che mi vedesse prima gli occhi dell’intestino crasso, sai com’è…

Che poi non mi dicano che per loro un paziente vale l’altro.

Non ci casco più da quando un vecchiaccio con il suo camice intonso ha deciso che il battito si misurava poggiando direttamente lo stetoscopio su un capezzolo.



Episodio n2) Secondo esame MOLTO imbarazzante, in provincia.
Arrivi e ti devi presentare a una reception a prova di legge sulla privacy.

Attorno allo sportello un semicerchio di seggiole affollate da gente annoiata, un’arena di spettatori con un’acustica che neanche alla Scala.

Tu ti avvicini più che puoi al vetro e sussurri: “avrei un appuntamento per una bldkjvhabzxdrdPIA

E speri che la segretaria non infierisca e non ti chieda di ripetere. Lei naturalmente è abituata all’ambiente e fa una caciara che neanche all’osteria.

Poi, quando ormai tutti i presenti ti conoscono meglio del tuo fidanzato, tua madre e il tuo medico curante insieme, per rispettare la tua privacy ti assegnano un codicino per essere chiamato.

Siccome io sono Mil lo sfigato, sono stata l’unica persona chiamata con nome e cognome, scandendo bene le sillabe, non si è capito il motivo.

Comunque quando mi hanno chiamato non ci ho più fatto caso: ormai erano passate due ore dall’ora dell’appuntamento, non mangiavo da un paio di giorni, ero irrequieta e stavo ormai scherzando sul fatto che forse avrei rifiutato la sedazione: fidarsi è bene, ma vista la posizione “di svantaggio”, non fidarsi del tutto è meglio.

La scena madre doveva ancora arrivare. Stesa sul lettino rigoroso fianco sinistro, offro il mio latoB alla scienza.

Mentre l’infermiera alza la siringa con la mia sedazione, entra una seconda infermiera, incazzata come una faina perché deve partecipare ad un corso e deve tenere i bambini. La prima infermiera abbassa la siringa, entra una terza infermiera e inizia un animato dibattito su chi debba o meno presenziare il suddetto corso. Io mi chiedo mentalmente se non possano rimandare la decisione di 10 fottuti minuti. Evidentemente no, perché esce la seconda infermiera che ha deciso che lei non si farà vedere, la terza si offre volontaria e se ne va, e la prima, quella della siringa, presa da un impeto di altruismo la segue FUORI dall’ambulatorio correndo e sventolando la mia agognata sedazione.
Io assisto al cabaret sempre stesa sul lettino rigoroso lato sinistro, con indosso dei fantastici pantaloni XXXXL verde-sala-operatoria con apertura circolare altezza chiappe e il braccio preparato sollevato, chiacchierando con il dottore del più e del meno, ormai quasi a mio agio in questo siparietto grottesco.

E mi dico che certe esperienze lasciano il segno… e io non posso non condividere con voi questo segno nel mio blog...



Un doveroso ringraziamento a mia sorella, che mi ha mandato a ‘fanculo sghignazzando almeno una decina di volte per visita.

Parenti serpenti.

4 commenti:

  1. puoi dire che ti conosce in profondità il 25enne... :D bacio mika

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  2. volente o nolente sono sempre argomento dei tuoi post eh ?come faresti senza di me???

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  3. bellissima quella in cui ti chiamano per nome! hai dimenticato di raccontarmela!:)

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  4. ...minchia che sfiga!!! ...ah non tutti i parenti son serpenti è!!!!...

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